Volterra si presenta in vista del 2021

Volterra, “città di vento e di macigno”, secondo Gabriele D’Annunzio, non è solo la città etrusca, medievale, dell’alabastro e dei Volturi. Volterra è, infatti, anche la città candidata a Capitale Italiana della Cultura 2021 che costruirà il proprio percorso di candidatura sul tema della Ri-generazione umana. Dove sorge la città, sul punto più elevato del colle, si erige la maestosa Fortezza Medicea fatta innalzare da Lorenzo de Medici. Edificata ad uso militare, fu utilizzata fin dall’inizio come carcere politico: nelle sue celle passarono sia oppositori dei Medici, sia i patrioti del Risorgimento, e ancora oggi ospita reclusi a vita e a tempo. Proprio nella Casa di Reclusione di Volterra nasce nel 1988 la Compagnia della Fortezza ad opera del regista e drammaturgo Armando Punzo: la prima e più importante esperienza di teatro-carcere in Italia. Storie di fantasmi e leggende metropolitane aleggiano intorno all’ex manicomio di Volterra, uno dei più grandi ospedali psichiatrici d’Italia che ha ospitato più di 40mila persone dal 1896 agli anni ’70 del secolo scorso. Un museo, allestito in uno degli edifici riadatti a nuovo uso, ne racconta la storia e conserva le tracce di uno dei suoi ospiti più illustri: una parte del grande graffito di 180 metri realizzato lungo il muro esterno del padiglione Ferri con la fibbia della divisa da Oreste Fernando Nannetti, N.O.F. 4, uno dei maggiori esponenti dell’Art Brut. 

Il sale più puro d’Italia (e forse del mondo) arriva dalla terra. Le miniere di sale di Volterra sono coltivate fin dal tempo degli antichi etruschi ed oggi, dal sottosuolo si estrae salgemma per produrre l’unico sale puro al 99,99%. Il cuore della produzione avviene in un edificio progettato da Pier Luigi Nervi, uno dei massimi architetti del Novecento: sotto le campate di cemento, il sale cade dal soffitto formando una cascata chiamata “cascata dell’angelo”. Volterra è poi una città di pietra. Tutto è costruito con questo materiale: le strade, le torri, le mura e i palazzi. E di pietra, d’alabastro, la pietra degli Dei, è anche il suo artigianato: nel 1830 erano oltre 60 i laboratori e oggi la tradizione della lavorazione continua, sia in versione classica sia riletta in chiave contemporanea attraverso il design. Oltre alle botteghe artigiane sopravvissute, il tour nella città dell’alabastro parte dall’Ecomuseo dell’Alabastro per uno spaccato sulla storia e la lavorazione della pietra attraverso il tempo, prosegue per Palazzo Viti, una delle più belle residenze private d’Italia.

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