In vacanza? Si impara una nuova lingua!
Da anni specialista europea del settore dei soggiorni linguistici, ESL è presente oggi in Italia con sei agenzie, a Milano, Roma, Bologna, Verona e Torino. Abbiamo incontrato il Manager Italia Giovanni Moretti, per farci raccontare cosa bolle in pentola per il 2015.
Qual è il trend del mercato italiano dei soggiorni linguistici? Si prevede una crescita per il 2015? “Il mercato dei soggiorni linguistici è in crescita da anni, grazie all’importanza rivestita dalle lingue in questo momento storico. Quello che cambia rispetto al classico concetto di “vacanza studio” è il target di riferimento: non solo ragazzi e adolescenti, ma anche adulti e professionisti che necessitano della lingua per lavorare. Il target principale è sempre 18-25 anni ma la crescita maggiore si ha nella fascia 26-35. Per quest’anno prevediamo una crescita di questo trend e un interesse sempre maggiore per linee di prodotto nuove, dedicate alle famiglie e agli executive”.
ESL è distribuito su tutto il territorio italiano: quali sono i punti di forza della vostra strategia commerciale? “La scelta che abbiamo fatto è piuttosto importante: investire su tutta la Penisola, evidenziando l’importanza dei soggiorni linguistici attraverso il nostro capitale umano. In un’era tecnologica come questa, la nostra strategia prevede un continuo investimento sulle persone: abbiamo appena aperto due sedi, a Torino e Bari, e raggiungiamo i nostri studenti in tutto il Paese attraverso fiere specializzate e giornate informative. Tutti i nostri consulenti parlano lingue straniere, visitano regolarmente le scuole partner e vivono in prima persona un soggiorno linguistico all’estero: questi tre elementi contribuiscono a rafforzare la nostra conoscenza e ci permettono di proporre il programma più indicato per ogni studente”.
Quali sono le lingue più gettonate? Inglese o anche aperture ai linguaggi dei BRICS? “La lingua più gettonata in assoluto è l’inglese, che raccoglie le preferenze di quasi 9 studenti su 10. Tale cifra è sintomatica del gap linguistico che abbiamo noi italiani nei confronti dei nostri omologhi stranieri, da tempo consci dell’importanza di padroneggiare uno o più idiomi in un mercato del lavoro sempre più competitivo. Una volta sviluppato un ottimo livello di inglese le opportunità si ampliano e qui si evidenziano due tendenze differenti: da una parte si opta per il classico e quindi una lingua europea, tedesco davanti a spagnolo e francese, dall’altra si investe sui linguaggi dei BRICS e più in generale di quelle economie che presentano nuove opportunità lavorative; in ordine di preferenza: giapponese, russo, cinese, portoghese, arabo e coreano. Al momento prevalgono ancora le lingue continentali ma la crescita delle seconde è esponenziale e non escludo che nel giro di un paio di anni il rapporto si ribalti”.
