Turismo nautico, un’opportunità da cogliere!

La crisi economica più grande forse è passata, ma quando si parla di industria del turismo non si può non pensare a come siano cambiate le prospettive finanziarie del settore durante gli ultimi dieci anni. Insomma è chiaro che per avere ancora maggiore stabilità, al settore turistico servirebbe davvero trovare un nuovo “filone aurifero” da poter sfruttare per aumentare il giro d’affari, sia per quanto riguarda i tour operator, sia di conseguenza per quanto riguarda le agenzie di viaggio e il mondo della distribuzione. A questo proposito, abbiamo fatto una interessantissima chiacchierata con Luciano Rigli, direttore generale della Kiriacoulis Italia e della Kiriacoulis Holiday – operatore turistico iscritto da tempo ad ASTOI -, proprio per affrontare con un super esperto come lui questo tema, da una prospettiva particolare. Forse non tutti gli addetti ai lavori lo sanno, ma una vacanza in barca (a vela di norma, ma in realtà anche a motore, ndr) acquistata in noleggio charter è un pacchetto turistico a tutti gli effetti, lo stabilisce la legge. Anche una recente sentenza del Tribunale di Torre Annunziata ha infatti proprio confermato come il noleggio di un’imbarcazione, con i servizi aggiuntivi annessi, deve ricadere nella fattispecie commericiale tutelata dal Codice del Turismo e non da quello della Navigazione. Insomma per lo Stato italiano il mondo del turismo nautico si deve legalmente spostare nel campo di lavoro degli operatori e di conseguenza, per quanto riguarda la distribuzione e la vendita, in quello delle agenzie di viaggio. Si tratta davvero di una grande opportunità per il trade in particolare di ampliare il proprio giro d’affari. «Quando il turista prenota un noleggio o locazione di una imbarcazione (ovvero con un pagamento anticipato e da luogo diverso rispetto alla consegna), se questa è lo strumento per la realizzazione della vacanza, il rapporto con il fornitore è disciplinato dal Codice del Turismo.

Di norma infatti – ci spiega proprio Luciano Rigli – questo cliente è un turista al quale insieme alla barca, sono offerti servizi aggiuntivi come l’assistenza, i trasferimenti, alcune notti d’ormeggio e la possibilità di catering. Tutto questo fa ricadere il rapporto in un ambito commerciale turistico quindi. Oggi invece, nella stragrande maggioranza dei casi siamo di fronte ad un pacchetto turistico self made che deve godere però delle stesse garanzie di uno offerto da un tour operator. In pratica un operatore che si approvvigiona di una barca dall’armatore e l’offre in sub locazione al consumatore. La parola charter però racchiude in Italia tre attività distinte: la locazione, il noleggio e il così detto cabin charter ovvero gli imbarchi alla cabina, quando ogni cabina di una barca con più cabine è affittata singolarmente a chi la occupa. E oggi nel mondo ci sono circa 20mila imbarcazioni che svolgono questa attività commerciale, 1.000 delle quali circa sono in Italia. Il valore medio di produzione di una imbarcazione è circa 100mila euro all’anno (poco più della metà nel caso di barche a vela senza equipaggio, ma ben più alto nel caso di yacht con personale a bordo, ndr), quindi in totale stiamo parlando di un fenomeno da 2 miliardi di euro. Di questi circa 120 milioni sono spesi da italiani per le loro vacanze all’estero, con una commissione media di circa il 15% ovvero circa 18 milioni. Inoltre, per quanto riguarda l’incoming, l’offerta oggi fatta in gran parte  da società armatrici attraverso mediatori marittimi, il fatturato stimato è circa 100 milioni con le barche registrate e almeno altrettanti 100 con il noleggio occasionale. Su questi altri 200 milioni la commissione è sempre circa del 15%. Si raggiunge quindi un totale di ricavi di 48 milioni di euro che per almeno l’85% potrebbero andare alle agenzie di viaggi. Si sta parlando insomma di una cifra in grado di togliere gran parte delle adv, ma anche dei tour operator, dalla crisi esistenziale in cui si trovano. Questo perché come dicevamo prima, la disciplina turistica prevede e tutela per questo lavoro di intermediazione e distribuizione proprio agenzie e operatori, i quali però sono assenti dal settore. Il paradosso insomma è che l’Italia è un Paese di mare, ma siamo tutti a terra. Il codice della nautica da diporto che disciplina la navigazione infatti, nel suo articolo 1, quello fondante, dice chiaramente che la commercializzazione dei charter nautici è disciplinata dal Codice del Turismo. E la barca è mezzo di trasporto ma anche di alloggio, quindi siamo certamente davanti a pacchetti turistici come ben confermato anche dalla legge, come abbiamo detto. A maggior ragione poi se la barca è munita di equipaggio e ancora di più quando avviene il noleggio alla cabina, che è davvero come la cabina di una nave da crociera molto più grande. Invece il charter nautico oggi, in Italia, è un mercato autoreferenziale, una nicchia solo per addetti ai lavori. Le imprese armatrici hanno però sete di nuovi consumatori così come le agenzie viaggi cercano nuovi prodotti che contribuiscano alla loro crescita economica e commerciale. Ad oggi purtroppo gli attori delle due esigenze si parlano molto poco. Per un’agenzia di viaggi invece, ad esempio, fare 10 contratti in un anno di turismo nautico, può voler dire cambiare il passo e, soprattutto, avere almeno 10-15mila euro di commissioni in più, ovvero un buon incremento di ricavi. Bisogna a questo punto che tutti si parlino, anche le associazioni di categoria che spesso ignorano il fenomeno del charter nautico. Noi di Kiriacoulis invece lo seguiamo tanto da essere l’unico operatore iscritto in ASTOI che ha come suo core business proprio il noleggio di barche per vacanze. Proprio per questo pensiamo che far entrare questo business nel mondo trade con più conoscenza sarebbe sicuramente una notevole opportunità economica per tutti gli attori della filiera. Certo andrebbe fatta un’opera di adeguata formazione degli agenti e dei banconisti che sempre di più oggi sono e devono essere dei consulenti del viaggiatore. Dare loro i consigli giusti per fargli fare la vacanza giusta, anche in barca…».

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