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Rete Antonelliana, cultura per il turismo

Un unico grande itinerario che collega Torino e il Novarese attraverso le opere di uno degli architetti più audaci dell’Ottocento, Alessandro Antonelli. Quello della Mole, ma non solo… È questo lo spirito del progetto “Rete Antonelliana. Cultura che unisce”, promosso dalla Regione Piemonte e realizzato da Abbonamento Musei in partnership con Fondazione Piemonte dal Vivo e Fondazione TRG, con il coinvolgimento di oltre 20 organismi culturali e istituzionali.

L’iniziativa trasforma il patrimonio antonelliano diffuso in un percorso organico tra città e territorio. Nella sua prima edizione propone oltre trenta appuntamenti tra visite guidate, aperture straordinarie, esperienze sul territorio, podcast, una mostra e un programma di fedeltà. Un’occasione concreta per scoprire non solo i monumenti, ma anche i paesaggi e le comunità che li custodiscono. Dietro tutto c’è la figura di Alessandro Antonelli (1798-1888). Nato a Ghemme, nel cuore del Novarese, si forma tra Milano e Torino, dove si laurea ingegnere architetto nel 1824. Docente all’Accademia Albertina e deputato del Regno di Sardegna, Antonelli è stato un vero visionario: ossessionato dalla verticalità e capace di spingere i limiti della muratura oltre ciò che i suoi contemporanei ritenevano possibile.

Villa Caccia a Romagnano Sesia

La sua opera più famosa è naturalmente la Mole Antonelliana di Torino: 167,5 metri di audacia, per decenni l’edificio in muratura più alto d’Europa, oggi icona della città e sede del Museo Nazionale del Cinema. Il percorso include proprio la Mole Antonelliana di Torino e, nel Novarese, la Cupola di San Gaudenzio a Novara (alta 121 metri), oggi valorizzata anche con spettacoli e proiezioni cinematografiche nella Sala del Compasso. Si aggiungono il Santuario del SS. Crocifisso di Boca, prima grande commissione di Antonelli immerso nel Parco Naturale del Monte Fenera; lo Scurolo della Beata Panacea a Ghemme, paese natale dell’architetto, con il suo raffinato gioco di luci; lo Scurolo di Sant’Agapito a Maggiora; Villa Caccia a Romagnano Sesia, oggi sede del Museo Storico Etnografico della Bassa Valsesia; e l’Archivio di Stato di Novara, fondamentale per la conservazione e lo studio dei documenti relativi alla vita e alle opere di Antonelli.

“Il patrimonio antonelliano rappresenta una delle espressioni più alte dell’ingegno e della creatività piemontese – spiega l’Assessore regionale alla Cultura Marina Chiarelli -. Con questo progetto vogliamo trasformare la cultura in una vera leva di sviluppo, creando una rete di luoghi identitari capaci di attirare flussi turistici qualificati. È solo l’inizio di un percorso che intendiamo far crescere”.

Santuario di Boca

Salire fino alla sommità della Mole o addentrarsi nella Cupola di San Gaudenzio regala ancora oggi un’emozione difficile da dimenticare: la consapevolezza di trovarsi dentro strutture che all’epoca sembravano impossibili e che invece hanno sfidato il tempo con sorprendente solidità.In fondo è questo il bello della Rete Antonelliana: non è solo un progetto di valorizzazione, ma un invito a guardare il Piemonte con occhi diversi, seguendo le tracce di un architetto che ancora oggi riesce a stupire. Maggiori informazioni e calendario completo su abbonamentomusei.it

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