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Metà italiani organizzano le vacanze con l’AI

Quest’estate una parte crescente degli italiani non sfoglia cataloghi né scorre decine di siti: chiede a un’intelligenza artificiale di trovare la meta, confrontare i prezzi e riassumere le recensioni. Secondo i dati dell’Osservatorio per la Sostenibilità Digitale – la rilevazione annuale della Fondazione per la Sostenibilità Digitale, realizzata con l’Istituto di Studi Politici San Pio V, in collaborazione con Adiconsum e Confcommercio – il 42,3% dei consumatori italiani utilizza strumenti di intelligenza artificiale generativa, e uno su cinque (20,8%) lo fa regolarmente. Chi li usa, dice la ricerca, confronta i prezzi con domande in linguaggio naturale, valuta le strutture in profondità, sintetizza le recensioni da più fonti. Ed è, per questo, più informato, più esigente e meno fedele ai marchi.

Il lato dell’offerta racconta un’altra storia. L’Osservatorio ha misurato per la prima volta anche le microimprese – la spina dorsale di commercio, servizi e turismo italiani – e la distanza è netta: il 54% dei titolari non usa l’IA in azienda e il 63,5% pensa che non avrà alcun impatto significativo sul proprio business nei prossimi 3-5 anni; il 47% di chi non la usa non sa a cosa possa servire; nessuno, però, cita la mancanza di competenze come ostacolo: è un problema di comprensione, non di diffidenza; il 31% lavora in modo prevalentemente analogico, il 50% usa strumenti digitali di base non integrati e appena l’1% ha una strategia digitale strutturata.

Il confronto tra i due mondi è il dato più eloquente della ricerca: i “sostenibili digitali” – chi usa il digitale con consapevolezza e attenzione alla sostenibilità – sono il 29% dei consumatori ma solo il 21% delle microimprese, mentre il cluster più arretrato pesa il 34% tra i consumatori e sale al 44% tra le imprese. In altre parole: la domanda è più avanti dell’offerta. E il turismo, fatto quasi interamente di microimprese, è il settore dove questa distanza si tocca con mano, a ogni check-in.

“Le vacanze sono il momento in cui il Paese fa i conti, senza accorgersene, con il proprio rapporto con il digitale. Il viaggiatore che organizza tutto con l’intelligenza artificiale e l’albergatore che non sa a cosa serva sono le due facce della stessa Italia. Piaccia o no, la domanda si trasforma più velocemente dell’offerta: il punto non è rincorrere ogni tecnologia, è capire con quali strumenti il cliente ci sta scegliendo. O scartando”, commenta Stefano Epifani, Presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale.

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