La Sicilia occidentale, da Capo Granitola a San Vito lo Capo

La costa occidentale della Sicilia è aperta verso l’Africa e il centro del Mediterraneo e fronteggia l’affascinante arcipelago delle Isole Egadi: la si gira senza fretta, sbarcando spesso per scoprire anche il fascinoso entroterra, dove spicca Erice

Dopo essere stata per molti anni esclusa dai circuiti turistici isolani, perché considerata un lembo di Sicilia meno bello e interessante degli altri, la costa occidentale della Trinacria sta vivendo negli ultimi tempi una grossa – e ben giustificata – rivalutazione, e non solo a livello di vacanze. Non dimentichiamoci infatti che siamo nel territorio dal quale svettano le mirabolanti bellezze artistiche di Erice, Mazara del Vallo, Marsala e Segesta, oltre che quelle naturalistiche che comprendono la vasta area delle saline di Trapani, la Riserva Naturale dello Stagnone e, soprattutto, un lungo tratto di costa aperto al Mediterraneo e all’Africa le cui acque sono di una bellezza seconda soltanto a quella delle vicine Isole Egadi. Se infatti, fino a qualche decennio fa la costa trapanese era appunto visitata solo come punto di passaggio per poi raggiungere le belle terre emerse di Favignana, Levanzo e Marettimo – o magari anche Pantelleria -, oggi circumnavigando la Sicilia non si deve perdere l’occasione ghiotta di ammirare le tante unicità che si offrono al turista che arriva curioso a scoprire la costa occidentale.

DA MAZARA A MARSALA

Il nostro itinerario a terra allora inizia proprio dalla località più “acquatica” della costa trapanese, quella Mazara del Vallo dal cui porto esce ogni notte la flotta di pescherecci più grande di tutta l’Italia. E nel borgo stesso si vive una vita marinara che caratterizza le giornate mazaresi fin dal V secolo a.C., quando la cittadina fu fondata come espressione portuale e commerciale della vicina colonia greca di Selinunte. Sempre Mazara poi fu l’approdo scelto dai saraceni per fare il loro prima massiccio sbarco sull’isola nell’827 d.C. Oggi di questo suo glorioso passato di centro dei traffici – economici e anche politici – isolani rimane poco: resta però la sua vocazione alla pesca e alla vita di mare che si traduce anche nelle abitazioni e nei comportamenti degli abitanti della casbah che caratterizza il centro vecchio della città. Entrando qui e passeggiando con tranquillità si trovano voci, profumi e colori immutati da tanti secoli di quotidiana lotta col mare. Da Mazara all’interno dell’isola si incontrano invece due luoghi ricchi di storie da vivere e Storia da raccontare. Sono Salemi, la cittadina famosa grazie alla dichiarazione fatta nel 1860 da Giuseppe Garibaldi durante la campagna dei Mille che la rendeva prima capitale d’Italia, anche se per un giorno, e Castelvetrano, il borgo considerato già dai veterani dell’esercito Romano come posto splendido e adatto al loro buen ritiro alla fine delle guerre contro Cartagine – e il suo nome infatti deriva dalle parole latine castrum veteranorum, che vogliono proprio dire accampamento dei veterani. Posta ancora più a nord e ancora sulla costa ecco che si incontra quindi Marsala, uno dei centri più grandi della Sicilia occidentale insieme al capoluogo Trapani e al centro peschereccio Mazara del Vallo. Famosa anche – se non forse soprattutto – per avere dato il suo nome al vino dolce e liquoroso che viene appunto prodotto in questa zona dell’isola, Marsala è storicamente legata alla sorte della vicina città fenicia di Mozia, della quale restano però oggi solo le rovine. Distrutta quest’ultima infatti da Dionigi il Vecchio, tiranno di Siracusa, venne costruita proprio Marsala – chiamata a quel tempo Lilybaeon – come erede spirituale della defunta Mozia. A stabilirvisi furono però i cartaginesi che la fortificarono talmente tanto (la leggenda racconta di mura spesse oltre sette metri) per evitare che facesse la fine della sfortunata Mozia, che l’antica Marsala fu l’ultima colonia punica di tutta la Sicilia a cadere nelle mani dell’esercito Romano vincitore. Un’ultima curiosità: il nome attuale le viene però dal tempo – compreso tra l’800 e il 1100 d.C. – della dominazione saracena e deriva dall’unione dei termini arabi di Marsa e Allah (Porto di Dio). E proprio poi per mantenere una continuità storica e logica nella propria visita alla parte terrestre della zona costiera della Sicilia occidentale, varrebbe la pena spostarsi direttamente verso le rovine di Mozia. Prendendo uno dei tanti battelli che partono infatti dal porto di Marsala (il luogo non è purtroppo raggiungibile con altre imbarcazioni a causa di divieti locali), si può sbarcare dopo dieci minuti sulla piccolissima Isoletta di San Pantaleo, dove sono appunto ubicati i resti di Mozia, protetti per molti anni dalla generosità del ricco inglese Joseph Whitaker. Anche se dell’antica colonia fenicia è rimasto ben poco, ogni appassionato di mare e di vela resterà senza fiato nell’aggirarsi tra le vestigia di un porto – ben visibile è ad esempio nonostante i secoli di incuria l’antico bacino di carenaggio – che ospitava imbarcazioni già 2.700 anni fa.

ECCO LE SALINE

Proprio l’isola e la circostante laguna fanno invece parte di un altro tesoro della Sicilia occidentale, quella Riserva Naturale Protetta dello Stagnone che ospita una zona umida e ricca di fauna marina e non solo, unica in tutta l’isola. Raggiungibile via mare, ma navigando senza accendere il motore, si può sfruttare anche per fare un tuffo e divertirsi a nuotare nelle sua verdi acque ricche di anemoni di mare, fiocchi di mare e posidonia. Sempre sul mare, ma nel tratto che a nord di Mozia conduce fino al capoluogo Trapani, ecco che si incontra un’altra bellissima particolarità naturale della costa: sono le Saline, luoghi nei quali si produceva sale marino fin dal tempo dei Normanni. Ancora oggi l’acqua del mare viene pompata e lasciata evaporare al sole fino a che non resta solo il prezioso sale.