Human Company e Istituto Piepoli: nuovo Osservatorio sul Turismo open air

Il nuovo Osservatorio del Turismo Outdoor a firma Human Company e Istituto Piepoli illustra un nuovo modo di vivere le vacanze oper air in Italia.

Il settore dell’open air potrebbe essere la risposta alle esigenze dei viaggiatori nel mondo dei viaggi post Coronavirus, un settore che in riferimento al 2019 ha un fatturato pari a circa 8,5 miliardi di euro. Secondo l’indagine condotta da Istituti Piepoli il 69% degli intervistati dichiara di avere intenzione di andare in vacanza nei prossimi 12 mesi, la percentuale sale all’80% tra chi ha già fatto una vacanza outdoor in villaggio, camping o viaggio on the road. Quasi metà degli intervistati aspira ad una vacanza outdoor, il 35% di essi ha già soggiornato in vacanze all’aria aperta mentre il 14% sceglie solitamente vacanze di altro tipo. Ma qual è il profilo del turista outdoor? Si tratta di persone tra i 35 e i 64 anni, con una leggera prevalenza degli uomini rispetto alle donne, e che si collocano nel cluster “Great expectations”, ovvero quelle persone che cercano servizi a standard elevati, autenticità ed esperienze indimenticabili. Anche il tema della sostenibilità entra all’interno della ricerca, oltre il 70% degli intervistati dichiara di essere disposto a pagare di più per una vacanza sostenibile, un’area molto ampia che però si stima essere pari a una quota pari a circa il 27% degli italiani (calcolata con stima Agostini).

Luca Belenghi, direttore generale di Human Company, ha dichiarato: «Fin dalla sua prima edizione nel 2018 il nostro Osservatorio del Turismo Outdoor si è rivelato uno strumento utile per monitorare un comparto che negli ultimi anni in Italia ha registrato costanti trend di crescita, intercettando prevalentemente un pubblico estero. Questa nuova edizione arriva in un momento di grande difficoltà e incertezza per l’industria del turismo e pone il settore dell’outdoor come la modalità di vacanza più adeguata al rilancio del turismo domestico. Dalla nostra indagine risulta che la vacanza è ormai tra i beni di prima necessità: il 69% degli italiani intervistati, infatti, ha intenzione di farne una e il 49% aspira all’open air, per sua natura sostenibile e sicura. Quali leader del settore, noi di Human Company siamo pronti a vivere questa strana stagione estiva con ottimismo ma con i piedi piantati per terra: le nostre strutture – dai camping in town ai village – stanno aprendo progressivamente, pronte a offrire soggiorni in tutta sicurezza, grazie anche a un importante processo di digitalizzazione. Forti più che mai dei nostri valori di qualità, innovazione e legame con il territorio, siamo pronti ad accettare la sfida che ci offre il mercato per attuare una rivoluzione culturale che svecchi la percezione del turismo en plain air tra i connazionali, presentando loro un prodotto premium che ha tutte le carte in regola per un’esperienza di soggiorno made in Italy in totale sicurezza, a contatto con la natura e la cultura del nostro meraviglioso Paese».

Livio Gigliuto, vicepresidente Istituto Piepoli SpA ha commentato: «In questa prima metà del 2020 siamo atterrati in un nuovo Pianeta: cambia il modo in cui mangiamo, ci teniamo in contatto, viaggiamo. Non cambia però il nostro bisogno di alimentarci, di socializzare, di andare in vacanza. Il turismo open air, da quanto emerge dalle nostre indagini, è la risposta che già c’era a un bisogno che ora sappiamo di avere: il bisogno di “uscire a riveder le stelle” dopo mesi di chiusura forzata, di vivere esperienze di turismo sicuro e sostenibile. Studiare il turismo outdoor significa oggi gettare un occhio sul futuro del concetto di vacanza, più “stanziale”, più sicuro. Qual è l’identikit del turista outdoor? È di età compresa tra 35 e 64 anni, residente nei centri medio-grandi. Vive probabilmente ritmi serrati durante l’anno e vuole fuggire dalla città, cercando contatto con l’aria aperta. Potremmo definirlo un turista “Great expectations”: vuole vivere sempre esperienze memorabili. Non vuole essere “soddisfatto” della vacanza, vuole poterla raccontare. Risponde all’archetipo del saggio, non più a quello del rivoluzionario: è maturato, lontano dal passato da turista improvvisato, trasgressivo o alternativo, è un esploratore riflessivo. Un saggio che vuole vivere esperienze nuove, ma sane e sicure».

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