TREND 5/2020: Estate al sicuro, come saranno le prossime vacanze?

Gli italiani hanno voglia di partire, ma non è così semplice viaggiare e non tutti i turisti se lo possono permettere. Ecco che stagione turistica ci aspetta. Partiamo – è proprio il caso di dire… – dalle buone notizie: del 47,5% di italiani che dichiarano di voler viaggiare quest’estate, la maggior parte pensa di restare in patria (83%) mentre il 6,9% andrà all’estero ed ancora il 3% andrà sia in Italia che all’estero. Sono questi i principali dati ricevati da Enit dopo avere  interrogato un campione significativo di italiani, oltre 3mila, sull’intenzione di andare in vacanza nel periodo dal 21 giugno al 10 ottobre. Avete capito bene ottobre. Se almeno metà dei connazionali ha deciso di partire, molti di loro pensano a viaggi che stagionalmente si allungano fino alla fine di ottobre, distribuendo così i flussi su periodi normalmente di bassa stagione. È evidentemente una scelta dettata dallo strano anno e della strana primavera che abbiamo vissuto, ma secondo Enit comunque sceglierà quel periodo “autunnale” il 17,9% dei pluri-vacanzieri a cui si potrebbe aggiungere un altro 46% di chi trascorre più di un soggiorno. È poi indeciso ancora un italiano su quattro: il 25% ancora non riesce a scegliere se organizzare o meno spostamenti. Il 73,5% dei vacanzieri italiani partirà, quindi, tra fine giugno e agosto. Per tutti però il mordi e fuggi sarà uno dei trend dell’estate: la “gita fuori porta” resta irrinunciabile, nonostante il momento. Il 34,4% ne farà  poche, due o tre in tutta l’estate mentre il 27,5% non crede di potersele concedere. In compenso uno su dieci (il 10,9%) è sicuro di dedicare ogni weekend al viaggio mentre il 21,1% si concederà la gita fuori porta ogni 2 settimane. Si parte con la famiglia (40,2%), e in coppia (46,2%) mentre solo il 16,1% sceglierà di viaggiare con gli amici. Per la vacanza principale molto richieste le abitazioni private e le case vacanze: il 16,5% dei vacanzieri alloggerà in albergo preferendo dal 3 stelle in su, mentre una quota complessiva del 36,3% di turisti si recherà nelle abitazioni private: il 16,1% in appartamenti in affitto, il 10,4% ospite da amici e parenti, il 9,8% nella propria abitazione di vacanza. Seguono i B&B (8,9%) e i villaggi turistici (6,3%) e l’agriturismo (5,2%). Il 32,8 per cento si concederà fino a 10 notti, il 26,4% anche di più. Soggiorni inferiori a una settimana per il 17,4% che trascorrerà una vacanza da 4 a 6 notti, e per il 10,4% che farà soggiorni brevi da 3 notti o meno. Per chi resta in Italia le principali destinazioni dell’estate in testa sono Puglia (12,4%), Sicilia (11%), Toscana (10,6%), un podio che stacca le altre località in Trentino Alto Adige (7,2%), in Sardegna (6,5%) ed Emilia Romagna (6%). Chiudono la Top10 il Veneto (5,8%), la Liguria (5,7%), la Campania (5,1%) ed a pari merito la Lombardia e la Calabria (4,9%).

Nonostante questi numeri incoraggianti però, la realtà dell’industria del turismo italiana resta difficile. Secondo infatti quanto emerge da uno studio condotto da CST Firenze per Assoturismo Confesercenti, intervistando un campione di 2.118 imprenditori della ricettività, nonostante la ripresa della mobilità, le prenotazioni non decollano. E per i tre mesi dell’estate si prevede un calo senza precedenti, con 12,8 milioni di viaggiatori e 56 milioni di pernottamenti in meno rispetto all’estate 2019. Una brusca frenata che cancellerà oltre 3,2 miliardi di euro di fatturato. E che riporta indietro l’orologio del turismo italiano di circa 20 anni: quella del 2020, infatti, è l’estate peggiore per numero di presenze dal 1998. A pesare è soprattutto il calo dei visitatori stranieri: sui 56 milioni di pernottamenti perduti, ben 43 milioni sono di turisti esteri che quest’anno non giungeranno nelle località del nostro Paese, con un crollo del -43,4% rispetto all’estate 2019. La flessione sarà invece più contenuta per la domanda interna dei viaggiatori italiani (-11,6%). La tendenza negativa interesserà tutte le aree, anche se gli andamenti peggiori sono segnalati dal Nord Ovest (-32,9% di pernottamenti). Alla riduzione della domanda corrisponderà anche un netto calo dell’offerta del settore ricettivo: saranno infatti circa 23mila le strutture che quest’estate non apriranno affatto. Molte altre – per ragioni di sostenibilità e di distanziamento sociale – hanno ridotto le disponibilità. Secondo le indicazioni ricevute, è prevedibile per l’estate 2020 una riduzione complessiva di 1,8 milioni di posti letto. Che avrà anche un importante effetto occupazionale: si stima infatti che ad oggi siano oltre 82mila gli addetti (fissi e stagionali) del sistema turistico rimasti senza lavoro.

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