Dati ISTAT: confermata la crisi 2020 degli alberghi

In riferimento ai dati diffusi da ISTAT ed ai toni entusiastici con i quali sono stati commentati, Federalberghi esprime “tutta la sua contrarietà”: “Questi dati – riporta la nota dell’associazione – ci lasciano con l’amaro in bocca. Nessun trionfalismo riteniamo possa aver ragione d’essere in relazione alla classifica europea secondo la quale l’Italia sarebbe il paese meno danneggiato dalla scarsa presenza dei turisti nel periodo pandemico. In realtà il 2020 è stato l’anno peggiore della storia, considerando poi che nei primi mesi dell’anno, quelli cioè caratterizzati dal lockdown, era vietato viaggiare se non per motivi essenziali (lavoro, salute). Ha quindi davvero poco senso festeggiare un primato fittizio, a fronte di una realtà in cui il mercato è ben lontano dai livelli del 2019”.

“Lo stesso report ISTAT – prosegue la nota della Federalberghi – sottolinea che le grandi città, che nel 2019 rappresentavano un quinto delle presenze totali, hanno subito un crollo del 71% nel 2021. Non stupisce quindi che molte imprese siano chiuse da marzo 2020 e che molte altre purtroppo torneranno a chiudere nei prossimi giorni, a causa di una domanda stagnante e del clima d’incertezza generalizzato. E’ pressoché impossibile pensare che qualunque azienda di altro settore diverso dal nostro possa sopravvivere con questi dati”.

“Il report ISTAT evidenzia un quadro drammatico. I dati sono frutto di una media nazionale che si costruisce su situazioni molto diverse tra loro dove, in particolare, spicca la grande difficoltà delle città d’arte che scontano l’assenza del turismo internazionale – aggiunge Maria Carmela Colaiacovo, Presidente di Associazione Italiana Confindustria Alberghi. La situazione è ancora molto difficile e mancano i dati dell’ultimo trimestre. Dobbiamo considerare che la ripresina vissuta durante l’estate si è poi bruscamente interrotta a partire da ottobre e il blocco delle attività provocato dalla pandemia sta colpendo indistintamente l’attività di grandi, medie e piccole imprese. Per questo è necessario vengano individuati ancora ulteriori supporti per un settore che sta vivendo da molto tempo una profonda crisi”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *